LATICRETE Europe amplia il percorso EPD con HYDRO BAN® – ACQUASHIELD READY

Matteo De Somma, Direttore Tecnico di LATICRETE Europe

Matteo De Somma, Direttore Tecnico di LATICRETE Europe

Dopo le EPD già pubblicate su diverse famiglie di prodotto, LATICRETE Europe, filiale europea di LATICRETE International, gruppo attivo a livello globale nei sistemi di installazione per piastrelle e nei prodotti chimici per l’edilizia, prosegue il proprio percorso con EPDItaly con la nuova Dichiarazione Ambientale di Prodotto dedicata a HYDRO BAN® – ACQUASHIELD READY, una delle principali soluzioni dell’azienda per l’impermeabilizzazione. Costituita nel 2016, LATICRETE Europe ha sviluppato negli anni un modello basato su produzione locale, innovazione tecnologica e presenza diretta nei principali mercati europei.
La nuova pubblicazione rappresenta inoltre la prima EPD realizzata dall’azienda su un singolo prodotto e offre l’occasione per approfondire il ruolo dell’analisi LCA, l’evoluzione della domanda di informazioni ambientali da parte del mercato e le prospettive future legate alle EPD.

A parlarcene è Matteo De Somma, Direttore Tecnico di LATICRETE Europe.

Dopo le prime EPD pubblicate con EPDItaly, avete scelto di proseguire questo percorso con HYDRO BAN® – ACQUASHIELD READY. Cosa vi ha portato a estendere la Dichiarazione Ambientale di Prodotto anche a questa soluzione?

Dopo aver pubblicato le prime EPD, abbiamo voluto proseguire questo percorso di trasparenza ambientale, estendendo la valutazione anche a HYDRO BAN® e ACQUASHIELD READY. Si tratta sostanzialmente dello stesso prodotto, inserito in due diverse gamme della nostra azienda, ed è una delle nostre principali soluzioni per l’impermeabilizzazione, se non il nostro prodotto di punta in assoluto. Per questo era importante arrivare anche alla sua EPD.
Inoltre, progettisti e committenti richiedono sempre più spesso documentazione EPD anche per questa tipologia di prodotto. Per adesivi e sigillanti, che abbiamo affrontato in precedenza, questa esigenza è ancora più evidente, anche in relazione ai requisiti CAM. Le impermeabilizzazioni, invece, non rientrano nell’ambito dei CAM: è uno dei motivi per cui questa EPD è arrivata successivamente.

Quali aspetti del prodotto sono emersi con maggiore evidenza dall’analisi LCA condotta per questa EPD?

L’analisi del ciclo di vita ci ha aiutato a quantificare e comprendere in modo più approfondito e preciso i contributi ambientali associati al prodotto, fornendoci una fotografia del suo impatto nelle diverse fasi del ciclo di vita.
Il valore di questo documento non sta soltanto nei numeri ottenuti, ma anche nel fatto che rende misurabile ciò che facciamo in termini di sostenibilità. L’LCA è quindi, oltre che uno strumento di comunicazione ambientale, un mezzo che ci aiuta a conoscere meglio i nostri cicli e, dove necessario, a svilupparli e migliorarli.

In che modo i risultati dell’analisi LCA possono orientare le scelte di sviluppo o di miglioramento dei prodotti LATICRETE?

L’LCA è uno strumento imprescindibile per il miglioramento della qualità ambientale della nostra produzione e dei nostri prodotti. Può aiutarci a capire meglio come intervenire e quali valutazioni, anche ambientali o logistiche, sia necessario fare per ottimizzare alcuni processi. Da questo punto di vista rappresenta anche un supporto all’innovazione e all’ottimizzazione dei prodotti esistenti, oltre che allo sviluppo di nuovi prodotti.

Rispetto alla vostra prima esperienza con le EPD, è cambiato il modo in cui clienti, progettisti e altri operatori del settore utilizzano o richiedono le informazioni ambientali di prodotto?

È passato meno di un anno dalle nostre prime EPD, ma quello che abbiamo notato è sicuramente un aumento dell’interesse. La sostenibilità ambientale è un tema di crescente importanza e credo che sarà uno dei temi fondamentali dei prossimi anni.
Al momento molte EPD vengono richieste in relazione ai requisiti CAM, soprattutto in Italia. Anche nel resto d’Europa c’è una certa sensibilità sul tema, ma questa attenzione riguarda prevalentemente i lavori pubblici. Nei lavori privati, quando non c’è una specifica richiesta normativa, si tende ancora spesso a non ricorrere a questo tipo di documentazione.
Ritengo però che nei prossimi anni le EPD saranno sempre più presenti anche nel settore privato, perché il rispetto di requisiti ambientali può rappresentare un valore aggiunto per l’immobile e per la progettazione. Gli investitori, soprattutto quelli di un certo livello, presteranno crescente attenzione a questo tipo di certificazioni: non si accontenteranno di un prodotto che funziona, ma lo vorranno anche ambientalmente sostenibile.

Questa nuova pubblicazione rappresenta un ulteriore passo del percorso intrapreso: prevedete di estendere progressivamente le EPD ad altre soluzioni della gamma LATICRETE Europe?

Al momento siamo abbastanza coperti: con le EPD già pubblicate abbiamo interessato diverse gamme di prodotto, dagli adesivi ai sigillanti fino ai sottofondi. Questa, invece, è la prima EPD che realizziamo sul singolo prodotto.
Non escludiamo che in futuro possano essere maggiormente richieste EPD riferite a singoli prodotti anziché a intere gamme e riteniamo quindi che ne realizzeremo altre. Dipenderà anche dalle richieste del mercato. In questo momento stiamo inoltre spostando parte dell’attenzione su un’altra dichiarazione ambientale, la FDES, specifica per il mercato francese.