Una nuova PCR dedicata alla terra vagliata

Sara Santambrogio, PR & Communications manager di Gruppo Valagussa

Il Gruppo Valagussa è un network internazionale di aziende che operano con diversi brand su settori differenti, ma contigui: dall’edilizia all’estrazione, dalle bonifiche alla vendita di terriccio, dalla progettazione all’interior design. La divisione Valagussa Ambiente ha deciso di intraprendere un percorso di sviluppo di una nuova PCR dedicata alla terra vagliata. A tale proposito, abbiamo intervistato Sara Santambrogio, PR & Communications manager di Gruppo Valagussa.

Valagussa ha deciso di intraprendere un percorso di sviluppo di una nuova PCR dedicata alla terra vagliata. Quali esigenze del mercato o del settore vi hanno spinto a sostenere questa iniziativa e perché ritenete importante definire regole di categoria specifiche per questo materiale?

A occuparsi dell’iniziativa è Valagussa Ambiente Srl, società del Gruppo Valagussa specializzata nell’erogazione di servizi ambientali avanzati, tra cui la gestione dei rifiuti e le attività di bonifica.
La decisione di intraprendere lo sviluppo di una nuova PCR dedicata alla terra vagliata nasce dall’esigenza di rispondere in modo strutturato a una crescente attenzione del mercato verso la tracciabilità, la qualificazione e la rendicontazione ambientale dei materiali.

In questo contesto, lo sviluppo della PCR rappresenta un passaggio propedeutico alla successiva redazione delle EPD (Environmental Product Declarations), strumenti sempre più richiesti per garantire trasparenza e confrontabilità delle prestazioni ambientali dei prodotti.

L’obiettivo principale è quindi quello di definire regole di categoria specifiche per la terra vagliata, così da creare standard condivisi e condivisibili, in grado di assicurare coerenza metodologica e maggiore chiarezza nei criteri di valutazione all’interno del settore.

La nuova PCR riguarda un prodotto ottenuto dal recupero di scarti edilizi, inserendosi quindi pienamente nelle logiche dell’economia circolare. Quanto è importante, secondo voi, disporre di uno strumento come la PCR per valorizzare in modo oggettivo i benefici ambientali derivanti dal recupero delle materie e favorire una maggiore fiducia del mercato verso i materiali riciclati?

La PCR riveste un ruolo fondamentale proprio perché consente di inquadrare in modo oggettivo e trasparente i benefici ambientali derivanti dal recupero e dal riutilizzo delle materie, in questo caso provenienti da scarti edilizi.

Nel contesto dell’economia circolare, disporre di uno strumento strutturato come la PCR significa poter definire criteri metodologici chiari e condivisi per la valutazione delle prestazioni ambientali dei materiali, riducendo margini di interpretazione soggettiva e garantendo maggiore confrontabilità dei dati.

Questo aspetto è particolarmente rilevante per favorire la fiducia del mercato nei confronti dei materiali riciclati, che spesso necessitano di strumenti riconosciuti e verificabili per essere valorizzati pienamente.

In questo senso, la PCR rappresenta una base solida e riconosciuta su cui costruire successivamente le EPD, contribuendo così a rafforzare la credibilità ambientale del settore e a promuovere pratiche realmente sostenibili e misurabili.

Dal vostro punto di vista, quali sono oggi le principali criticità nella valutazione e comunicazione delle prestazioni ambientali di questo tipo di prodotto, e in che modo una PCR condivisa può contribuire a rendere più omogenei e confrontabili i dati ambientali?

Dal nostro punto di vista, una delle principali criticità nella valutazione e comunicazione delle prestazioni ambientali di questo tipo di prodotto riguarda la mancanza di criteri omogenei e condivisi per la raccolta e l’elaborazione dei dati. In assenza di riferimenti comuni, le modalità di calcolo e di rappresentazione delle prestazioni ambientali possono variare sensibilmente, rendendo difficile il confronto tra prodotti e generando possibili interpretazioni non uniformi.

A questo si aggiunge la complessità intrinseca dei materiali derivanti da recupero, che possono presentare caratteristiche variabili in funzione della provenienza e dei processi di trattamento, rendendo ancora più delicata la standardizzazione delle valutazioni.

In questo contesto, una PCR condivisa rappresenta uno strumento fondamentale per definire regole chiare e univoche a livello di categoria, stabilendo metodologie comuni per l’analisi del ciclo di vita e per la rendicontazione dei dati ambientali.

Questo consente non solo di rendere i risultati più omogenei e confrontabili, ma anche di aumentare la trasparenza e la credibilità delle informazioni comunicate al mercato, favorendo una maggiore fiducia nei materiali riciclati e nelle loro prestazioni ambientali.

Quale valore aggiunto rappresenta, per un progetto come questo, la collaborazione con EPDItaly in qualità di Program Operator, sia in termini di credibilità del percorso sia di diffusione e riconoscibilità della PCR e delle future EPD a livello nazionale e internazionale?

La collaborazione con EPDItaly come Program Operator rappresenta un valore aggiunto significativo sia in termini di credibilità del percorso sia di riconoscibilità dei risultati.

Il suo ruolo garantisce infatti il rispetto di standard metodologici condivisi e riconosciuti a livello nazionale e internazionale, rafforzando l’affidabilità della PCR e delle successive EPD.
Allo stesso tempo, contribuisce a dare maggiore visibilità e diffusione ai risultati del progetto, facilitandone l’adozione da parte del mercato e degli operatori del settore.