L’Università di Modena e Reggio Emilia segna un passo storico nel panorama accademico: il Dipartimento di Scienze e Metodi per l’Ingegneria ha ottenuto la prima Environmental Product Declaration dedicata a un servizio di istruzione terziaria. Si tratta di un risultato pionieristico, perché per la prima volta uno strumento pensato principalmente per misurare e certificare la sostenibilità di prodotti, servizi e processi industriali viene applicato al mondo universitario.
L’EPD, sviluppata secondo gli standard internazionali e le Product Category Rules: “EPDItaly 030-Core PCR prodotti e sistemi di servizio: Servizi educativi” e “EPDItaly 031- SUB PCR per Servizi di istruzione terziaria di primo livello”, prende in esame l’intero ciclo di vita del servizio formativo erogato dal Dipartimento, considerando aspetti come l’organizzazione didattica, l’utilizzo di spazi e infrastrutture, i consumi energetici e perfino gli spostamenti di studenti e personale. Ne emerge un quadro trasparente che misura gli impatti ambientali associati all’offerta formativa, aprendo così nuove prospettive di responsabilità e innovazione.
Il Dipartimento di Scienze e Metodi per l’Ingegneria si conferma all’avanguardia non solo sul piano scientifico, ma anche su quello della sostenibilità . Questa dichiarazione ambientale rappresenta un modello replicabile per altre realtà accademiche e rafforza il legame tra formazione universitaria, innovazione e impegno verso un futuro più responsabile e sostenibile.
Per approfondire il valore e le prospettive di questo risultato, abbiamo raccolto la testimonianza di chi ha guidato il percorso dall’interno: Roberto Rosa, Professore Associato per il Settore Scientifico Disciplinare CHEM-06/A Fondamenti chimici delle tecnologie presso il Dipartimento di Scienze e Metodi dell’Ingegneria di UNIMORE. Unitamente ai colleghi Prof. Anna Maria Ferrari, Prof.ssa Antonella Sola, Ing. Paolo Neri, Dott.ssa Chiara Ruini, Ing. Lucrezia Volpi del gruppo di ricerca LCA Working Group il prof. Rosa si è recentemente occupato della stesura delle PCR per i servizi educativi (PCR EPDItaly 030 e PCR EPDItaly 031) e dell’EPD del Servizio di Educazione Terziaria offerto dal Dipartimento di Scienze e Metodi dell’Ingegneria dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia (Declaration Number EPD-DISMI2025, Registration Number EPDITALY0902).
Cosa vi ha spinto inizialmente a sviluppare una PCR per i servizi educativi, e come questa esperienza ha influenzato la successiva elaborazione dell’EPD?
Le università , oggi più che mai, hanno la responsabilità di guidare una trasformazione culturale orientata alla sostenibilità sociale, ambientale ed economica. Devono fungere da esempio e stimolo per il territorio, promuovendo pratiche inclusive e consapevoli. La sostenibilità non è un bene elitario, ma uno strumento essenziale per migliorare la qualità della vita collettiva. In questo modo, l’Ateneo diventa protagonista attivo del progresso sociale. Nel 2019, una lettera del ministro Fioravanti inviata ai rettori di tutti gli atenei italiani, sollecitava l’integrazione dei criteri ESG nella gestione ordinaria e straordinaria delle università . Questo invito ha stimolato il nostro gruppo di ricerca (LCA Working group, www.lcaworkinggroup.unimore.it) a sviluppare le PCR per i servizi educativi (PCR EPDItaly 030 e PCR EPDItaly 031) per integrarle nel progetto UNIMORE Sostenibile (https://www.unimoresostenibile.unimore.it/) promosso più recentemente dal nostro ateneo. Il progetto mira alla realizzazione di azioni volte alla sostenibilità ambientale, economica e sociale, sia interne che esterne all’Ateneo stesso. Riconoscendo l’assoluta necessità di quantificare in maniera oggettiva gli impatti ambientali, economici e sociali di tali azioni, UNIMORE si è inoltre impegnata in un intensa attività di monitoraggio e quantificazione della propria impronta ambientale, inserendo molteplici iniziative in tale direzione all’interno del proprio piano strategico di Ateneo 2020-2025 (https://www.unimore.it/sites/default/files/2023-11/piano_strategico_2020-2025.pdf). Tra queste rientra la realizzazione di un’analisi LCA (Life Cycle Assessment) per la quantificazione degli impatti ambientali associati all’intero ciclo di vita dei servizi educativi promossi da un Dipartimento della propria organizzazione allo scopo di ottenere una certificazione EPD e di creare così un protocollo da estendere all’intero Ateneo e non solo.
La stesura delle suddette PCR è stata necessariamente accompagnata dalla creazione di un modello LCA preliminare che ci ha permesso di individuare tutti gli aspetti di un servizio educativo che possono potenzialmente arrecare impatti a livello ambientale. Questi aspetti sono poi stati oggetto di confronto e revisione con i componenti del PCR committee in fase di consultazione pubblica ed infine inseriti nella successiva elaborazione finale dell’EPD.
Perché ritenete importante misurare e certificare l’impatto ambientale dei servizi educativi universitari attraverso strumenti come l’EPD?
I servizi educativi, come tutte le attività antropiche, sono caratterizzati da impatti ambientali. Riteniamo che non si possano vantare azioni di miglioramento della sostenibilità (sia ambientale che economica e sociale) senza una quantificazione oggettiva e su base scientifica di quelli che sono gli impatti associati a tali azioni. Uno strumento come l’EPD risulta fondamentale per poter generare un profilo ambientale del servizio educativo che permetta di veicolare dati ed informazioni ambientali trasparenti, oggettive e confrontabili, validate da un ente terzo indipendente, garantendo così l’affidabilità e la credibilità dei dati comunicati.
Questa iniziativa vuole essere un modello replicabile per altri atenei italiani o europei? Come pensate possa essere utilizzata da altri soggetti nel mondo accademico?
Gli strumenti di valutazione come il Green Metrics Ranking, già ampiamente adottati a livello internazionale, rappresentano un valido punto di partenza per promuovere la sostenibilità negli atenei. Essi consentono di monitorare e confrontare le performance ambientali attraverso indicatori aggregati, favorendo la consapevolezza e il miglioramento continuo. Tuttavia, per garantire una rappresentazione più accurata e scientificamente fondata dell’impatto ambientale dei servizi offerti, è fondamentale integrare questi approcci con strumenti più rigorosi come le certificazioni EPD. Le EPD, basate su studi LCA e verificate da enti terzi, offrono dati oggettivi, trasparenti e confrontabili, contribuendo a rafforzare la credibilità delle strategie di sostenibilità adottate. La complementarità tra ranking e strumenti certificativi consente agli atenei di evolvere verso modelli di gestione sempre più responsabili e misurabili.
Siamo attualmente coinvolti nella stesura di EPD di altri Dipartimenti del nostro Ateneo e ci auguriamo che l’esempio di UNIMORE sia seguito da molti altri Atenei, ed enti di formazione in generale, sia italiani che europei, in maniera tale da contribuire effettivamente allo sviluppo sostenibile del sistema scolastico primario, secondario e terziario del nostro Paese e non solo.
Quali pensate siano i principali benefici che derivano da questa certificazione sia per l’Ateneo sia per gli studenti che usufruiscono dei servizi educativi?
Sicuramente la presa di coscienza, sia da parte dell’Ateneo che da parte degli studenti, di quelli che sono i reali impatti ambientali del servizio educativo allo scopo per entrambi di assumere ed intraprendere comportamenti ed azioni che mirino all’effettiva riduzione di tali impatti. Per rendere ancora più efficace l’azione di monitoraggio e misurazione ambientale, sarebbe importante realizzare ulteriori analisi ambientali, idealmente coinvolgendo Dipartimenti aventi caratteristiche strutturali e funzionali distinte. Disponendo così di certificazioni EPD relative a diverse realtà dipartimentali, l’Ateneo sarebbe in grado di catturare criticità e soluzioni, cogliendo le peculiarità di ognuno e definendo le basi per lo sviluppo di un Tool innovativo, progettato per misurare gli impatti ambientali del servizio educativo di ogni dipartimento.
L’obiettivo a lungo termine sarebbe la creazione di uno strumento efficace per monitorare in modo dinamico la performance ambientale dei servizi educativi. Nel prossimo futuro idealmente, atenei che si dimostreranno effettivamente virtuosi in termini di sostenibilitĂ potrebbero vedere aumentato il proprio Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) ad opera del MUR (Ministero dell’UniversitĂ e della Ricerca, con conseguenti ricadute positive sia per il personale universitario che per gli studenti.